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Wolftraud de Concini presenta "le scarpe di Klara"

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APPUNTAMENTO IN LIBRERIA alle 18.00 (VIA REGIA 26) con Wolftraud de Concini, scrittrice, fotografa, etnologa di origini boeme. Wolftraud presenterà accompagnata da Massimo Libardi, bibliotecario, “Le scarpe di Klara” (Publistampa edizioni, 2018), narrazione letteraria ispirata al materiale documentario rimastoci, degli ultimi anni di vita dell’ebrea boema Klara Franziska Beck (1905-42), ultima moglie dell’architetto Adolf Loos, e sua biografa (Adolf Loos: un ritratto privato, Castelvecchi 2014), inghiottita dalla Shoah: trucidata tra i pini del bosco di Biķernieki, presso Riga, sulla sponda del Mar Baltico.

L’occasione della nascita del libro lo spiega l’autrice nella posfazione: «Qualche tempo fa ebbi l’occasione di vivere - con un premio letterario … - per alcuni mesi a Pilsen in Repubblica Ceca». Pilsen/Plzeň - città della Boemia occidentale, celebre per l’omonima birra e per la Škoda, che conta oggi quasi 170.000 abitanti - è stata abitata nell’Otto-Novecento da una significativa borghesia ebraica, che ha spesso affidato la costruzione, o la sistemazione, delle proprie case al celebre architetto ceco-austriaco Adolf Loos.

«Le cercai – racconta Wolftraud – ma non era facile trovarle. Nulla infatti, guardando gli edifici da fuori, lascia supporre che dietro le facciate, semplici e disadorne, si nascondano veri tesori, capolavori di architettura, arredamento e design. Ebbi l’impressione che le famiglie ebree, committenti e abitanti di questi appartamenti, avevano voluto intenzionalmente non mettersi in mostra, quasi rendersi invisibili, abituate com’erano da secoli a nascondersi e a dissimulare ricchezza e prosperità».

Quando le trova è «una grande emozione. Una grande commozione»: splendidi colori, oggetti quotidiani elaborati del design moderno, ma «più della bravura di Adolf Loos mi emozionavano i destini delle famiglie sue committenti», scomparse nella Shoah. Una di queste famiglie ebraiche committenti di Loos è quella di Otto Beck, fabbricante di reticolati di fil di ferro. Una sua figlia, Klara, che ha studiato fotografia a Vienna, nel 1929 sposerà Loos, nonostante il grande divario d’età (sessantenne e già sposato altre due volte lui, ventiseienne al primo matrimonio lei), nonostante le differenze fra il suo ambiente familiare tradizionalista e quello frivolo e spregiudicato del marito, e soprattutto nonostante gli scandali sessuali che lo avevano segnato, procurandogli anche condanne penali.

Wolftraud si interessa a questo matrimonio, cerca le tracce documentarie della vita di Klara Beck Loos, conosce anche due nipoti e può visionare così fotografie, lettere e materiale ancora in possesso della famiglia. E decide di narrarne la vita: «per qualche motivo inspiegabile me la sentivo vicina, come se l’avessi conosciuta. E mi riproposi di farla diventare protagonista di un libro. Eccolo». Nelle foto, Klara compare sempre con un tipo di scarpe basse, con la punta tonda, chiuse da un cinturino in pelle, e le scarpe danno il titolo al libro.

fonte http://www.carloromeo.it/index.php?option=com_content&view=article&id=273&catid=9&Itemid=107